La statua di San Pietro opera
del maestro Salvatore Lo Verso

La Chiesa antica di San Pietro Apostolo di corso Butera

La statua di San Pio nel giardino del Complesso di San Pietro Apostolo

La Chiesa di San Pietro Apostolo

dalle origini ai giorni nostri

di Enzo Parlatore

La chiesa di San Pietro Apostolo è ubicata a Bagheria al civico n. 253, a metà del corso Butera, in una zona conosciuta dai bagheresi come i "Tre portoni". Infatti fino alla metà del 1800 i famosi "Tre portoni" formavano l'antico ingresso alla villa Palagonia. Fu edificata da don Pietro Scaduto, che volle dedicarla al suo Santo protettore. Venne aperta al culto il 16 dicembre 1881 dal Cardinale Alessandro Lualdi, Arcivescovo di Palermo.

In quel periodo Bagheria contava una popolazione di 14.077 abitanti, ed era in grande espansione demografica. Erano sorti i nuovi quartieri di 'Favazzi" e "Scoppa" i quali non erano provvisti di una Chiesa. Don Pietro Scaduto era un agiato possidente nella Bagheria fine Ottocento, analfabeta, ma persona molto sensibile e religiosa. Rivestì la carica di assessore comunale sotto il sindaco Cav. Antonino Scordato. Anche la moglie Carmela Sanza donna molto caritatevole, assecondò l'idea del marito, di costruire una nuova Chiesa. Venne utilizzata l'area di un grande magazzino che era adibito a custodia dei gregge.

Il fondatore volle apporre nelle mura della Chiesa una lapide, che rimossa nel 1985 durante lavori di restauro come testimonianza alle genti future che così recita:

 Fondatore di questa chiesa
Pietro Scaduto fu Filippo
XVI Dicembre MDCCCLXXXI
Una prece per l’anima sua”

Come età cronologica è la più recente fra le chiese cittadine. Per moltissimo tempo fu intesa dai Bagheresi come la "chiesa di don Pietro" così come la Chiesa della Madonna del Carmelo fu chiamata la “chiesa di don Cola”. Era il periodo dei mecenati religiosi come Pietro Scaduto e Nicola Farina i quali riuscivano a costruire una chiesa senza intoppi burocratici. Architettonicamente la chiesa si distingue per la sua semplicità e sobrietà.

Sulla nuda cortina muraria si appoggiano il portale ed il rosone. Il portale in legno, severo ed asciutto, ha sensibile slancio. L’intarsio e il rilievo scultoreo sono lievi e uniformi. Nel rosone ligneo le colonnine irraggiano a guisa di petali di fiore. Nella facciata inoltre, si possono ammirare eleganti stucchi della scuola bagherese.

L'interno della chiesa è ad unica navata molto sobria. Nelle pareti laterali si notano due nicchie contenenti statue che raffigurano santi. Tra questi:

  • la statua in legno di San Pietro, sopra l'altare;
  • la statua in gesso dell'Immacolata Concezione;
  • la statua lignea di Maria Addolorata, dello scultore Nino Clemente;
  • la statua in legno di San Giovanni Bosco;
  • la statua in gesso di Santa Rita;
  • la statua in gesso del Cuore di Gesù.

La volta della navata contiene affreschi dai colori molto sfumati, raffiguranti volti di santi. A sinistra San Luca e Santa Teresa, a destra San Marco, Santa Chiara e San Giovanni Battista. Quindi si notano due medaglioni raffiguranti il fondatore della chiesa, Pietro Scaduto e la moglie Carmela Sanza in Scaduto.

Al centro della navata si può notare un grande affresco raffigurante Gesù Cristo che consegna le chiavi a San Pietro. La volta della cupola sopra l'altare contiene un grande affresco che raffigura Cristo Re vittorioso con la croce, il Padre Eterno e una schiera di Angeli festanti. Due artistici sarcofaghi in Porfirio che adornavano la chiesa furono rimossi e collocati nella cappella del cimitero appartenente alla congregazione del Santo Sepolcro. Veramente notevole e degno di ammirazione è il grandioso e monumentale altare attribuito al Gagini, o di scuola gaginesca. Proviene dalla chiesa barocca di Santa Teresa in piazza Indipendenza, accanto al Distretto Militare in Palermo.

Nel 1866 la chiesa venne confiscata dalle Autorità Militari, fu sconsacrata e trasformata in presidio militare. L'altare maggiore, pur mantenendo l'originaria struttura, venne smontato e abbandonato nella piazza antistante. Fu acquistato, per pochi soldi da don Pietro Scaduto per la sua chiesa di Bagheria. Il convento dei Teresiani accanto alla chiesa venne adibito a Distretto militare.

In seguito la chiesa fu riacquistata dalla Curia palermitana e fu riaperta al culto con il nome di chiesa di Santa Maria dei Rimedi, dal Cardinale Ernesto Ruffini, il quale lottò tanto per strapparla alle Autorità Militari al punto da farsi seppellire in essa alla sua morte.

L'altare è in buono stato di conservazione ed è costituito architettonicamente da variopinti e pregiati marmi siciliani di scuola barocca. La sua grandiosità contrasta con l'estrema semplicità e sobrietà del resto della chiesa.

Dipendente dalla Chiesa di San Pietro è la "Cappella del Padreterno" di via Palagonia. E' un piccolo santuario contenente un simulacro di vecchio con barba bianca, raffigurante il Padreterno, entro un monumentale ottagono di pietra d'Aspra circondato da quattro enormi giganti pure scolpiti su pietra. Trattasi dell'arco del Padreterno, antico ingresso di villa Palagonia, cui seguiva un largo viale (attuale via Palagonia), cinto di mura con statue caricaturali di animali (cani, scimmie) o di cavalieri o di ridicoli nani di pietra d'Aspra. La chiesa di San Pietro fu succursale della parrocchia della Madrice sino al 1935, e veniva retta da un sacerdote rettore pro-tempore.

La chiesa venne eretta canonicamente a Parrocchia, con decreto dell'Arcivescovo di Palermo, il cardinale Luigi Lavitrano, l'11 ottobre 1937.

La chiesa ebbe un periodo di fiorente attività durante il rettorato del prof. sac. Francesco Speciale grande educatore e studioso di scienze umanistiche. Egli fu autore di numerosi scritti tra cui "Lo studio critico del Decamerone di Boccaccio", "La biografia di Teodosio", 'Il proemio della storia di Tucidide" ed altri. Nel 1916 fondò la Congregazione di “San Luigi” a cui aderirono molti giovani studenti ed operai in comunione di intenti e di fede. Organizzò una Schola Cantorum con i suoi alunni del R. Ginnasio “Giosuè Carducci”.

Il primo parroco fu don Francesco Cupani, proveniente dalla parrocchia del Santo Sepolcro, come la maggior parte dei parroci, il quale resse la parrocchia dal 1937 al 1942. Tra gli altri parroci che si sono avvicendati, don Francesco Romano dal 1942 al 1949, don Nino Urzi parroco per ben 27 anni e precisamente dal 1949 al luglio 1976, quindi don Melchiorre Chiello, sacerdote dotato di grande umanità, che fu parroco dal 15 settembre 1976 al 12 settembre 1986 data della sua morte. Ultimo in ordine di tempo don Luciano Catalano, parroco dal 16 novembre 1986 ad oggi.

L'Ambone

Il Cero Pasquale

Il Battistero

Il Complesso Parrocchiale
San Pietro Apostolo

Il Presbiterio   L'Altare

Un po' di storia

La chiesa nuova di San Pietro Apostolo inizia a nascere una sera di dicembre del 1986. Quella sera al parroco don Luciano Catalano viene illustrato, con carte, disegni e planimetrie, un potenziale progetto riguardante l’edificazione di una nuova chiesa. Tutto però è piuttosto aleatorio e poco fluido; incerta è infatti l’area da destinare ai lavori; non bene delineato l’iter burocratico - progettuale e parecchie perplessità suscita la stessa ipotesi di realizzazione. Eppure la semplice potenzialità è sufficiente per far accendere d’entusiasmo l’animo del parroco che da quella sera non s’è più fermato profondendo energie, intelligenza di idee, coraggio personale e salute nella realizzazione di un sogno che si portava dentro fin da quando era piccolo.

“Un sogno che – come egli ha più volte affermato – non significava costruzioni di cattedrali nel deserto, ma favorire attraverso la logica degli spazi la possibilità di parlare all’uomo contemporaneo con il linguaggio della fede per una riproposta di quei valori che per cause diverse sembra aver smarrito”. Padre Luciano nel documento “Uno Spazio di Fede” del 1993 così scrive: “Una Chiesa nuova non come struttura, ma come spazio di fede, luogo sacro, spazio di santità, Eden di preghiera…Chiesa nuova come celebrazione del Mistero Pasquale…Chiesa nuova che, come il suo Maestro, impari a stare in ginocchio per lavare i piedi ai fratelli. Chiesa di servizio che nella missionarietà assolva le dimensioni della salvezza cosmica”.

La prima pietra fu posta, nel corso di una solenne liturgia, presieduta dal cardinale Salvatore Pappalardo la sera del 25 ottobre 1992.

Dopo due anni, nel 1994 viene completato l’Auditorium, corredato di quanto necessario per diventare una struttura moderna, multimediale, capace di rispondere alle esigenze del territorio, pienamente inserita nel progetto culturale mirante alla crescita integrale dell’uomo. L’Auditorium, nonostante due devastanti allagamenti, è una struttura perfettamente funzionante, che ospita concerti, convegni, proiezioni cinematografiche, rappresentazioni teatrali e rappresenta un punto di riferimento importante per la vita culturale della città.

Il 2 aprile del 1998 il sogno è divenuto una bellissima realtà. La nuova Chiesa di San Pietro, la prima sorta in città a distanza di oltre 100 anni, apre al culto e quel giorno rifulge in tutto il suo splendore davanti al popolo di Dio in festa alla presenza di Sua Eminenza il cardinale Salvatore Pappalardo, che quel pomeriggio ha presenziato alla cerimonia. “Questa nuova chiesa che apre al culto divino è il segno della speranza che non delude una comunità ecclesiale che ha dimostrato di essere viva, grazie anche al suo parroco, don Luciano Catalano che ha avuto il coraggio, fondato sulla fede”. Sono state queste le parole pronunciate del cardinale Salvatore De Giorgi nel corso dell’omelia pronunciata in occasione della dedicazione della nuova chiesa di San Pietro Apostolo. In un tempio stracolmo di fedeli, alla presenza del Clero cittadino, del sindaco Giovanni Valentino, dell’assessore regionale Totò Cuffaro e di altre personalità del mondo politico ed economico, la celebrazione liturgica, ha avuto una durata di oltre 3 ore e mezzo. Significativi alcuni momenti della liturgia come l’unzione con il sacro Crisma delle pareti della chiesa in 12 punti diversi e dell’altare bronzeo, un monoblocco imponente del peso di oltre una tonnellata. “Questo è un giorno di rendimento di grazie per le meraviglie compiute da Dio per questa comunità bagherese - ha detto don Luciano - in questo tempio risuonerà sempre la Sua lode. Auguro a questa comunità parrocchiale, nel passaggio dalla vecchia alla nuova chiesa che possa essere nuova e rinnovata”.

Finalmente il nuovo Tempio, vero inno alla luce, risuonava delle lodi a Dio e accoglieva la comunità parrocchiale trepidante nel suo grembo luminoso. Una bambina della comunità, quel giorno compose questi bellissimi versi: “Entrata in chiesa, mi sono ritrovata avvolta in un lenzuolo di luce assieme alla mia grande emozione”.

Il nuovo edificio parrocchiale
E' stato  progettato dagli architetti Giuseppe Cacciatore e Giovanni Ciotta e dal geometra Cosimo Randazzo. Esso costituisce l'attrezzatura religiosa di una vasta area della Città che comprende i rioni Coglitore, Santa Marina e Monaco, in conformità al Piano Regolare Generale. Il ritrovamento di una unità di scala, tra l'edificio della Chiesa ed i minori edifici costituenti il complesso parrocchiale, ha reso possibile la definizione di un organismo tipologico nuovo, unitario e coerente, teso ad adempiere un servizio pastorale e liturgico per la comunità ed a promuovere, con la sua stessa conformazione, una più ampia apertura sociale. Permette di ospitare funzioni sociali e culturali, di offrire momenti di riunioni, spettacoli, manifestazioni culturali e la possibilità di relazioni sociali per anziani, per portatori di handicap, per i bambini che più di altri hanno l'esigenza di trovare luoghi sicuri ed accoglienti. L'area del P.R.G. destinato all'attrezzatura religiosa è di 5.208 metri quadrati.

A livello planimetrico il Complesso si presenta compatto ed articolato al tempo stesso, secondo un ritmico susseguirsi di pieni e vuoti segnati dalla piazza, dal chiostro e da altri spazi liberi che intendono riequilibrare il volume costruito. Formulando il progetto, il primo elemento caratterizzante è stato quello di non ubicare l'aula direttamente sulla strada, bensì creare un passaggio intermedio, nel caso specifico la piazza, che fungesse da filtro e da primo percorso di accesso al Complesso stesso. Sulla piazza, nel lato Ovest, si affaccia il corpo di fabbrica contenente i locali da adibire ad attività sociali e catechistiche. Esso si sviluppa su tre livelli: il seminterrato che è collegato con l'Auditorium e con altri locali destinati al tempo libero (la palestra) posti sotto il Sagrato, il piano terra ed il primo piano sono accessibili dalla piazza, dai locali del piano terra si accede all'aula principale. Le aule catechistiche sono disposte su tutti tre i livelli.

Il collegamento tra i piani è assicurato da una scala, ma anche da un ascensore idraulico che agevola gli anziani ed ai portatori di handicap l'accesso ai vari livelli. Posta all'interno di un involucro poliedrico interessato da superfici secondo direzioni ortogonali ed inclinate, l'elemento fondante di tutto il Complesso è caratterizzato dall'aula, all'interno della quale è stata collocata un'artistica "Via Crucis" in bronzo. Anche l'ambone, il battistero e il cero pasquale che compongono un trittico di grande impatto liturgico sono stati realizzati in bronzo.

All'esterno si presenta come un volume essenziale e compatto. Le superfici sono continue e perciò non sono interrotte da finestre. La luce filtra all'interno per mezzo di «fessure» ricavate dall'intersezione del volume principale con gli altri piani; altre «fessure» sono poste negli spigoli. Su un lato del fabbricato, il più lungo è stata prevista una doppia parete ritmata da fasce luminose orizzontali e verticali. Anche in questo caso si è voluto evitare il passaggio diretto della luce dall'esterno verso l'interno. L'aureola di luce perimetrale e la luce centrale convogliata all'interno dall'alto della vetrata che sezionano la copertura dell'aula, qualificano l'atmosfera dell'interno creando un ambiente che rimandi al soprannaturale e che nobiliti cromaticamente i semplici materiali adottati.

Il nucleo centrale dell'aula è definito dalla protezione della trave circolare elevata che serve da supporto ad un grigliato perimetrale che funge da contro soffitto. Sempre in altezza l'aula è attraversata da doppi setti ortogonali in cemento armato a sezione variabile che determinano l'impostazione della cupola piramidale divisa in quattro spicchi, segnata ortogonal­mente da vetrate. L'Auditorium può ospitare sino a 500 posti a sedere e dispone anche di ampie zone all'aperto nelle quali si aprono gli ingressi principali. Si accede ad esso anche a mezzo della gradinata che compone l'arena all'aperto. Il primo piano usufruisce inoltre di un porticato che si affaccia su una zona verde (chiostro) ben delimitata e dalla quale si erge il campanile. Il collegamento verticale alle campane è realizzato a mezzo di ascensore idraulico, sormontato da una ossatura in profilati di ferro che accoglie le campane diventando così torre campanaria.

Il complesso consta anche spazi per lo svolgimento di attività sportive, culturali, nonché di aule per la catechesi. Tutto intorno al sagrato, l'area è abbellita con verde della macchia mediterranea. Poco vicino all'ingresso laterale destro è stata collocata una imponente statua di San Pietro Apostolo in pietra di tufo. L’opera dell’altezza di 4,80 metri, trattata con materiale impermeabile per resistere agli agenti atmosferici è stata realizzata dal maestro Salvatore Lo Verso che ha impiegato oltre tre anni per completare la scultura.

Il parroco don Luciano con le ministranti L'Altare del Santissimo L'organista Paolo Gurrera